Massaie in piscina

Beh forse non lo sapevate. Ma le massaie non sono solo le regine del focolare domestico. Quando la temperatura sale e il caldo si fa insopportabile, le massaie abbandonano grembiuli e fornelli e vanno in trasferta in piscina, almeno durante il weekend. La massaia da piscina è la conseguenza di una piccola mutazione genetica che si verifica solo con particolari condizioni atmosferiche. Rispetto alla massaia tradizionale, la massaia da piscina abbandona il piano cottura e soprattutto le grandi pulizie della domenica senza sensi di colpa nè rimpianti. Si sveglia all’alba (perchè nella piscina chic frequentata dalle massaie c’è la fila per accaparrarsi l’ombrellone e il lettino) e comincia a preparare la borsa frigo. Ora, la borsa frigo delle massaie è qualcosa che si avvicina moltissimo alla borsa da passeggio di Mary Poppins. Intanto, per non togliere spazio al cibo, al posto dei ghiacci sintetici si utilizzano due bottigliette d’acqua messe nel congelatore il giorno prima (verranno poi usate nel pomeriggio, mentre altre due vengono messe in borsa ad una temperatura decente). Visto il caldo (e l’esigenza perenne di mettersi a dieta), la borsa frigo porta con sè un pranzo light: panini con pane integrale, pomodori, insalata e philadelphia, almeno sei tipi diversi di frutta, pulita e già sistemata in porzioni monodose, sedani e finocchi (il fatto che poi si spenda un patrimonio per gelati, ghiaccioli e creme di caffè è un altro discorso). Non mancano libri, quotidiani, riviste (ho scelto un interessantissimo numero di Vanity Fair con un articolo sul contenuto della borsetta del Dalai Lama che mi ha particolarmente colpito) e immancabile per me, il librone del sudoku. Ma oltre a creme protettive di tutte le gradazioni, e spazzole di tutti i tipi, il tocco di classe: posacenere da piscina by massaia capo (e chi sennò?)! Una bustina piccolina, elegante, impermeabile. Nessun odore, nessuna cicca per terra. Tutto lì in quel cofanetto che la massaia capo maneggia con regalità. Insomma, la massaia da piscina è organizzatissima e previdente, non improvvisa mai. La domenica è andata via così, tra il caldo e tantissimi uomini con fede al dito (livello di ormonella di nuovo sopra la soglia) e baristi dalle inquietanti movenze dance (che naturalmente la massaia capo ha conquistato col suo charme). D’altonde parliamo di una donna che riesce a mangiare un Liuk al limone in 25 minuti senza che si sciolga con 40 gradi (nemmeno Giucas Casella). Ma la sorpresa più bella per le massaie post-piscina è stata la torta che la massaia creativa ha fatto trovare in frigo: pan di spagna con salsa di ciliege e crema al pistacchio. E così che, come ogni domenica, il pranzo light va a puttane. Champagne!

Buongiorno!

 

Ad ognuno il suo.

Una parigina per la massaia creativia (è evidente la sua particolare struttura architettonica rispetto ad un normale croissant)

Un integrale per la massaia capo (in controtendenza per chi di solito cucina divine peperonate)

Una brioche vuota per la massaia giornalista (non fosse altro perchè ho un matrimonio a giugno e non entro nemmeno nei jeans, figurariamoci  in un vestito da cerimonia).

Anyway… un buongiorno al cubo per tutti voi!

La sindrome Radio Italia

Tag

, ,

Pensavo che non ci fosse niente di peggio di Radio Subasio. Si sa che noi donne abbiamo un debole per le canzoni romantiche (specialmente quando siamo depresse, perchè più siamo depresse più ascoltiamo canzoni deprimenti, lo sanno tutti). Nonostante il notturno “Per un’ora d’amore…” di Radio Subasio, dove canzoni ad alto tasso di romanticismo spopolano intervellate dalle lettere d’amore degli ascoltatori (naturalmente improbabili e fintissime), noi massaie abbiamo scoperto che c’è qualcosa di peggio della ‘sindrome Subasio’. E si chiama Radio Italia Tv. Grazie a quella gran rottura di palle che è il digitale terrestre (invenzione infernale che ha aumentato notevolmente le ore di cazzeggio dell’italiano medio, lo so che voi che leggete siete vittime di Real Time Tv e di Cielo, ce l’avete scritto in faccia), molte radio sono sbarcate sulla tv. Radio Italia con quel suo terribile jingle ‘solo musica italiana’ non si è fatta attendere: canale 70 del digitale. 24 ore consecutive del peggio (in qualche raro caso anche del meglio, ma è un concetto relativo) del pop italiano: tutti gli Amici di Maria De Filippi, i Modà, Nek e compagnia bella. Ogni tanto capita anche un Lucio Dalla, un Cammariere o un Vecchioni, ma raramente.

La prima che ha scoperto Radio Italia Tv è stata la massaia capo (non siete sorpresi, vero?!): abbiamo cominciato a sentirla cantare nei weekend mentre facevamo le pulizie in pigiama. Con la tv accesa e il vetril in mano, la massaia capo si trasformava sotto i nostri occhi nella regina del pop italiano. Il momento del contagio è stato una domenica mattina: è partita una canzone anni ’90 di Nek. Io e la massaia creativa conoscevamo ogni parola del testo (è un momento di vergogna, lo so) e abbiamo cominciato a cantare. Ridendo. Però insomma la cosa ci piaceva. E dopo quella, ‘Attenti al lupo’… e che fai non la canti? E poi arrivano anche i Negramaro e io e la massaia capo rendiamo omaggio con gridolini e acuti ai nostri idoli da brave salentine. Insomma siamo nel tunnel. Le tre tv della casa vengono accese (già alle prime ore del mattino quando le massaie si preparano per uscire e si restaurano) e sono già sul canale 70. Come se i telecomandi non ci fossero mai stati. Siamo sempre lì con Radio Italia e naturalmente conosciamo a memoria l’ordine dei video (che segue tre differenti playlist che si alternano durante la settimana). La domenica mattina spesso si va a reti unificate (perchè le tre massaie puliscono contemporaneamente tre stanze diverse, a ciascuno il suo). E pensare che io e la massaia creativa eravamo persone serie, con una certa cultura musicale: lei che ascoltava i Cure, io che sulla musica italiana mi fermavo al massimo a Vinicio Capossela. Il picco della ‘sindrome Radio Italia’ si ha tutte le volte che passa il video di Francesco Renga “La tua bellezza”… la massaia capo se la imbottissimo di cuscini sembrerebbe Pavarotti. Per non parlare di come imita tutte le scene del video. Poi insomma lì subentra anche una buona dose di ormonella. Come sempre. Sempre lei, l’ormonella. Con la differenza che adesso è anche primavera.

Canta che ti passa. Noi cantiamo ma non ci passa.

 

Cronache di un compleanno: il Favino-day

Favino-dayBeh dobbiamo dirlo: le massaie son parecchio burlone. E un compleanno organizzato da loro, rischia di diventare il migliore che abbiate mai vissuto. Soprattutto perchè ci sono due ingredienti fondamentali: la cucina orgasmica della massaia capo e la fervida immaginazione della massaia creativa. (Naturalmente da parte mia non ho alcun ingrediente da offrire per migliorare la ricetta, ma d’altronde era la mia festa, sono giustificata). Un compleanno cominciato in tragedia (come sempre, visto che non sono una fan del mio compleanno): umore nero, crisi isteriche, febbre, tosse e mal di gola. Così anche l’idea obbligata di un misero festeggiamento salta completamente (e devo dire che quasi ne ero sollevata). Ma le massaie non si arrendono, corrono in soccorso della massaia giornalista, decise a strappargli almeno un sorriso. Peccato che all’inizio più che un sorriso hanno rischiato di strappargli la vita con un principio di infarto. E’ andata più o meno così: alle 5.50 del mattino decido di trovare la forza di alzarmi per andare a far pipì, apro la porta nel buio assoluto, con gli occhi aperti giusto i tre millimetri necessari, e mi trovo davanti un sacco di oggetti non identificati che Favini in cucinasi muovono, svolazzano, sembra venirmi addosso, attaccarmi. Ho pensato che ci fosse qualcuno in casa e istintivamente ho urlato: “Oddioooo, che pauraaaa”, inchiodandomi all’anta dell’armadio con un visibile affanno. Quando tutto si è calmato accendo la luce e mi trovo coloratissime stelle filanti che pendono dalla porta a cui sono attaccatte innumerevoli fotocopie del volto di lui. Sì lui, quello che mi provoca l’ormonella più di chiunque altro. Lui, quello che spero di incontrare nella vita (ed è per questo che sono ancora single). Lui, l’inimitabile e l’irraggiungibile. Lui, quello che è bello fuori e bello dentro. Lui è Piefrancesco Favino. E le massaie li conoscono i miei punti deboli, maledette. Insomma per un attimo sorrido, per gli altri venti minuti successivi bestemmio interiormente per lo spavento, ma poi mi riaddormento.

La mattina mi sveglio presto e vado in cucina, urge un caffè bollente e amaro (come la vita): e lui è lì che mi attende. Tanti piccoli Favino (a figura intera questa volta) appiccicati al muro si affacciano sul tavolo della cucina. Ok lì ho riso e basta. E quando la massaia capo è comparsa sulla porta in versione Raffaella Carrà cantando tantiauguriachitantiamantiha la giornata si era già raddrizzata. Ma non è finita: Favino ha fatto la sua comparsa in bagno (di fronte al wc per tenermi compagnia nei momenti duri), nella tazza per la colazione, sul frigorifero e poi durante il pranzo è arrivata la sua sagoma di cartone (con tanto di piedistallo costruito dalla massaia creativa). Naturalmente fave secche per corredo sono apparse ovunque: nei piatti, sulla collana da indossare, sulla torta, persino nel letto. E poi un’altra sorpresa: le massaie versione hacker. Account falsi su libero, strani sms anonimi ricevuti, email minatorie e una lunga serie di prove fotografiche che mettono nero su bianco l’amore tra me e Favino. I fotomontaggi sono così perfetti che quasi mi convinco che sia tutto vero… non trovate?

L'amoreBuon compleanno (e buona ormonella) a me!

Una bella dentatura e uno sfruscio fanno una compenetrazione delle sfere d’influenza

La massaia giornalista ha ripreso a pieno ritmo al giornale (ed è questa la ragione per cui il blog non viene aggiornato), ma nonostante la stanchezza dopo una giornata passata tra conferenze stampa, madonne con bambini e articoli sui messaggi criptati a sfondo erotico di Machiavelli (notare la contraddizione in essere tra gli articoli che mi affidano, ma come ha detto Marzullo in un’intervista una donna deve essere un po’ santa e un po’ puttana), sento il dovere morale di scrivere un post. Perchè la cosa bella è che nella casa delle massaie una semplice cena può diventare davvero incredibile. E incredibili siamo noi, cari amici. Perchè quello che ci succede davvero rasenta la follia. Tanto per cominciare dico solo che la massaia capo è stata abbordata a lavoro (e non sveleremo dove per ovvi motivi di privacy) da un sessantenne che si è appena sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica per risollevarsi lo spirito e gli zigomi. Le ha chiesto di andare a cena e per convincerla ha sfoderato uno di quei complimenti che finora davvero io non avevo mai avuto la fortuna di ricevere e che suona così “Pagherei 50 mila euro per una dentatura come la tua!”. Un tempo al massimo si diceva “hai un sorriso splendido!”ma d’altronde non ci sono più gli uomini di una volta e questo mi sembra evidente.

Da questo siamo finite a parlare di ‘tecniche di seduzione sui motorini’. No perchè per chi come me non ne fosse ancora a conoscenza, le donne possono scegliere tra diversi tipi di approcci in moto. Siccome potrei salirci uno di questi giorni con una persona che potrebbe vagamente interessarmi (ma non diciamo altro per ovvie ragioni di privacy) le massaie sono venute in mio soccorso. A parte le simulazioni per spiegarmi come salirci senza far figure di merda tra tacchi, borse e gonna (e soprattutto nel caso in cui ci dovesse essere il maledetto bauletto), mi hanno anche detto che posso scegliere tra l’attaccamento a cozza e quello che la massaia capo chiama “sfruscio” (che dovrebbe essere grammaticalmente un’unione tra lo strusciamento e il fruscio ma non ho capito come lo due cose possano combinarsi) e che la massaia creativa definisce “compenetrazione delle sfere d’influenza” (d’altronde non a caso lei è la creativa della casa o semplicemente è l’unica che ha un po’ più di decenza e di senso del romanticismo). Entrambi, comunque, prevedono lo stare alla giusta distanza da chi guida il motorino, lasciando che il “caso” (sotto forma di buche, frenate e incidenti) vi faccia avvicinare (applicando quindi una leggerissima pressione sul corpo dell’altro) e poi allontanare. Vi lascio immaginare le risate. Comunque io pensavo di farmi riaccompagnare a piedi. Oppure sceglierò l’attaccamento a cozza, non fosse altro perchè lì fuori ci sono solo 4 gradi. Solo per quello sia chiaro.

I vulcani e le pippe

Tanto per rimanere in tema di sedute terapeutiche in cucina un episodio di pochi minuti fa…

Per le due massaie pugliesi l’11 novembre è un giorno importante, è San Martino. Non che la religione faccia granchè parte delle nostre vite, ma da dove veniamo io e la Massaia Capo, questo giorno è il giorno del vino novello. Di solito ci si ritrova nelle case di campagne con gli amici a tracannare vino, ad arrostire carne alla brace e poi a mangiare le immancabili castagne. Da quando siamo nel profondo nord (perchè da dove veniamo noi la Toscana è già profondo nord) l’11 novembre è un giorno malinconico. E se l’anno scorso le massaie hanno comprato la carne, cucinato, bevuto vino e mangiato castagne per ricordare i vecchi bagordi, quest’anno (che siamo un anno più vecchie e anche più pigre e depresse) la Massaia Capo ha mangiato gli avanzi, io ho scelto latte e cereali (che tristezza lo so) e la Massaia Creativa ha perfino digiunato. Ma almeno abbiamo preso vino e castagne.

Dovendo io rinunciare all’alcool (dopo il mezzo litro di latte non mi sembrava saggio), ho assaggiato le castagne, mentre le altre due brindavano: “Fanculo a ci nca nè (v)ole male!” (che tradotto sarebbe “Alla faccia di chi ci vuole male”… dovevate vedere la faccia della Massaia Creativa). E poi la Massaia Capo ha concluso con “E stasera ci ubriachiamo!”. Ora, quando la Massaia Capo dice questa frase io mi preoccupo. Tra vino e pippe mentali (che con l’alcool, si sa, diventano il triplo che da sobrie) esce fuori il discorso che caratterialmente siamo diverse quando si tratta di “sfoghi”: o meglio, la Massaia Capo e la Massaia Creativa sono simili tra loro, ingoiano per giorni finchè non esplodono, mentre mi dicono che io sono una che, pian pianino, si lamenta poco ma tutti i santi giorni. La Massaia Capo per sottolineare meglio le sue dinamiche caratteriali esclama: “Che quando esplodo io… l’Etna mi fa le pippe”. L’Etna non le fa una pippa, le fa tante pippe. E’ chiaro, dunque, che il vino comincia a fare effetto. L’occhio della Massaia Capo si fa a mezz’asta, e i movimenti si intorpidiscono: ci siamo. Io saggiamente ho lasciato la seduta e sono venuta in camera a prepararmi perchè domani presentano una mostra di cui non so niente, piena di pittori risorgimentali dai nomi impronunciabili, e a me tocca lavorare. Loro sono ancora di là, chissà quante perle, quanti vulcani, quante pippe.

Sedute terapeutiche in cucina

Una delle abitudini più ricorrenti delle massaie è quella delle celebri ‘sedute terapeutiche’ in cucina (o ‘tavole rotonde’ anche se, avendo un tavolo rettangolare abbiamo deciso di evitare conflitti di natura geometrica). Convinte che sia sempre meglio buttare fuori che marcire dentro, le massaie amano condividere i loro problemi (uomini prima di tutto, il lavoro o l’università solo quando c’è carenza di pippe mentali) e farlo in maniera del tutto democratica. I problemi si affrontano una massaia per volta. No, non usiamo il tavolo al posto del lettino, ci sediamo attorno (altrimenti che massaie saremmo?). La massaia prescelta prende la parola e vomita tutta la lunga serie di seghe mentali addosso alle altre, nessuno la interrompe finchè non ha terminato. Una volta finito lo sfogo, le altre prendono la parola analizzando la situazione nella sua interezza (e sottolineo interezza) e dando preziosi consigli alla massaia esaminata. E così fanno le altre due.

Diciamo che, dopo oltre un anno di sedute terapeutiche, le tre massaie possono essere così divise: la Massaia Capo è la più razionale, la Massaia Giornalista la più materialista, la Massaia Creativa la più romantica. Questo vuol dire che una stessa pippa mentale può essere vista da tre differenti punti di vista (noi ci teniamo alla completezza dell’informazione). Naturalmente poi ognuno resta della propria opinione (se non qualche piccolo momento di apertura riflessiva verso altre possibili interpretazioni).

Le sedute terapeutiche in cucina possono durare da un minimo di due ore a un massimo di cinque: storica fu quella volta in cui fu convocata una seduta urgente alle 2 di notte dopo il rientro della Massaia Capo da una serata parecchio difficile. Ne seguirono discussioni infinite, telefonate notturne, ubriacature da Amaro del Capo, e rottura di bicchieri. Chissà che idea si sono fatti di noi i vicini in questi mesi. Ah, elemento fondamentale per una vera seduta terapeutica in cucina è… la resistenza. A volte si rasenta lo svenimento: per questo abbiamo scorte di caffè, cioccolato, sigarette e l’angolo alcolici in salotto. Ma si resiste sempre e comunque. Una per tutte, tutte per una.

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.